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11 Ott 2017

Porti italiani, la crescita ristagna ancora

Transportonline
PortoGenova

Crescita negli ultimi 12 anni di circa l’8% contro un incremento di quello spagnolo di quasi il 50%.

 

Nel mondo dei trasporti non si può più indugiare, serve fare sistema. La riforma dei porti è sulla rotta giusta, ma bisogna andare avanti, mancano ancora tanti tasselli. Anche perché il sistema portuale e logistico italiano si conferma stagnante, con una crescita negli ultimi 12 anni di circa l’8% contro un incremento di quello spagnolo di quasi il 50%. Al 3° Forum di Conftrasporto, a Cernobbio, il presidente dell’associazione rilancia i temi del momento che si riflettono pesantemente sul trasporto su gomma. Paolo Uggè non accantona le problematiche derivanti dal dumping, delle infrastrutture stradali e dei limiti degli interporti, ma disamina a 360° la questione portualità.

 

Se il giorno precedente aveva lanciato i timori sui rischi di farci sfuggire i vantaggi derivanti dalla Via della Seta, ieri ha messo in risalto la necessità di «proseguire con la "cura dell’acqua". Perché l’interconnessione che cresce traccia nuove gerarchie e il primo attrattore è il settore marittimo. I porti diventano i nuovi hub e registrano un incremento dei traffici intermodali fra il 2005 e il 2016 del 25% per le rotabili e del 40% per i container. Che significa sempre più aree di scambio tra modalità di trasporto così che alimentano anche il traffico intermodale su ferro che negli ultimi 11 anni è incrementato del 17% Il trasporto terrestre è invece il principale vettore di raccordo verso la destinazione finale dei prodotti. «Il mare che alimenta la gomma e la gomma che controalimenta il mare – dice Uggé – è la nuova sfida della trasportistica » che dal 2015 dà segnali di ripresa per il traffico merci, anche se su livelli distanti di circa il 20% dai massimi pre crisi.

 

Camion e ferrovia si organizzano per assorbire le merci in entrata e uscita dai porti, tanto che nel triennio 2016-2018 la crescita prevista è del 4% per la gomma e di oltre il 5% per il ferro. Così, conclude il presidente, «i porti sono le valvole cardiache che garantiscono l’afflusso di beni; se offrono servizi efficienti il sistema funziona e i trasporti diventano il volano degli scambi commerciali». «Il deficit è nella capacità di inoltro fuori dagli scali perché gli spazi di accoglienza li abbiamo », sottolinea il presidente di Assiterminal, Luca Becce. Rilancia Luigi Merlo, direttore relazioni istituzionali di Msc: «Va abolito il regionalismo portuale perché i porti sono strutture mondiali e non possono essere ostaggio delle 'liti' locali». E la questione è che esiste un deficit della pianificazione: in 23 anni – Riforma del 1994 – su 25 porti solo 6 hanno approvato il proprio Piano regolatore.

 

 

Fonte: AVVENIRE.IT

 

 

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