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03 Ago 2018

Fai e Federtraslochi contro la Low Emission Zone di Milano

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Lo stop ai camion non fermerà lo smog ma solo il lavoro.

 

Si chiama Lez, sigla che sta per Low Emission Zone, ovvero zona a basse emissioni, ed è l’area di Milano all’interno della quale ben presto potranno entrare solo veicoli che rispettano determinati criteri e/o standard ambientali.  Un’area, delineata dai responsabili del  Piano urbano della mobilità sostenibile con l’obiettivo di “ridurre l’impatto ambientale e sanitario sulla popolazione delle emissioni inquinanti provenienti dal comparto veicolare pesante” che da gennaio 2019 vedrà partire la messa al bando dei veicoli a benzina Euro 0 e dei diesel Euro zero, 1, 2 e 3 con pochissime le deroghe previste. 

 

Un piano, destinato a proseguire poi  vietando  progressivamente la circolazione dei veicoli inquinanti, con particolare riferimento ai mezzi diesel, in quasi tutto il territorio comunale, che come è facile immaginare, sarà destinato ad avere un notevole impatto sui comparti dell’artigianato e del mondo del commercio e dei servizi in generale, e in particolar modo sul sul settore del trasporto merci. E proprio dal mondo dei trasporti sono arrivate le prime dure critiche al piano, di cui si mette in dubbio la reale efficacia.

 

A sostenerlo sono i rappresentanti della Fai (Federazione autotrasportatori italiani) e della Federtraslochi di Milano,  che pur “condividendo le esigenze di contenere l’inquinamento a tutela e salvaguardia della salute pubblica, concordano sulla necessità di mettere in campo provvedimenti che riducano l’impatto ambientale di tutte le attività, e non non del solo trasporto, che producono inquinamento”, esprimono, in un comunicato, “il proprio dissenso a questa demonizzazione indiscriminata dei motori diesel”, denunciando come siano”purtroppo le peculiarità climatiche dell’area milanese, ma anche Lombardo-Padana, a provocare di per sé una produzione di inquinamento da polveri sottili (PM10) di notevole entità” e, soprattutto, come “ ciò accadrebbe, come sostengono autorevoli studi dell’Arpa, l’Agenzia protezione ambienteLombardia e come  recentemente più volte rimarcato dallo stesso assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo, anche in totale assenza di traffico veicolare”.

 

 

Senza dimenticare, si legge ancora nel documento di fai e Federtraslochi Milano, che “la combustione da legna, come  testimoniato sempre dagli studi dell’Arpa, produca inquinamento da polveri assolutamente superiore al gasolio. Non si può far finta di ignorare che l’area metropolitana di Milano è situata all’interno di un complesso e articolato sistema viabilistico, caratterizzato da un traffico di transito-attraversamento di imponenti dimensioni, a carattere regionale, interregionale e addirittura internazionale, che riguarda le direttrici est/ovest e nord/sud, in entrambe le direzioni: le tangenziali di Milano, il tratto urbano dell’Autostrada A4, la BreBeMi, la Pedemontana”, conclude  il documento.

 

“E in tale contesto, appare del tutto evidente come le imprese di trasporto residenti nell’area sopra descritta non possano essere penalizzate da provvedimenti di divieti e/o limitazioni alla circolazione, istituiti per affrontare problematiche ambientali non causate dalle suddette imprese”. Per tutti questi motivi Fai e Federtraslochi Milano, ritenendo che “la sostenibilità ambientale si possa realizzare con provvedimenti che siano anche economicamente sostenibili da privati cittadini e imprese”, hanno chiesto “di introdurre deroghe a questo sistema di divieti, che tengano in considerazione, in modo particolare, i veicoli a uso speciale, con allestimenti costosi e un utilizzo a chilometraggio limitato: si tratta di mezzi che richiedono tempi di ammortamento molto lunghi e, proprio perché percorrono mediamente pochi chilometri, hanno una scarsa incidenza sull’inquinamento”.

 

Cosa dovrebbe fare ora l’amministrazione comunale? Per esempio “mettere in campo interventi di stimolo e incentivo alla ricerca e sperimentazione su veicoli a basso/nullo impatto ambientale. La lotta all’inquinamento e la tutela della salute pubblica sono certamente questioni di primaria importanza, per tutti, trasportatori compresi: ma non vorremmo che, ancora una volta, vengano affrontate con provvedimenti demagogici, che non risolvono i problemi, ma penalizzano quasi esclusivamente un settore fondamentale dell’economia quale l’autotrasporto”.

 

 

 

Fonte: STRADAFACENDO

 

 

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