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07 Nov 2018

«Piccola», lo scalo merci europeo della Lombardia orientale

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PICCOLA_SCALO_MERCI_EUROPEO

Progetto di Mercitalia e della svizzera Hupac ora in Regione per l’approvazione dell’iter.

 

Ha finalmente preso corpo, con oltre un anno di ritardo rispetto ai primi annunci, il progetto da 60 milioni di euro per rilanciare lo scalo merci della «Piccola Velocità», destinato a diventare il terminale intermodale cardine della Lombardia orientale. Da Brescia partiranno 198 mila container e casse mobili per viaggiare su rotaia anziché su camion, con notevoli risparmi di costi ed emissioni climalteranti.

 

La società Terminal Alp Transit Srl (Teralp), controllata da Fs Logistica e partecipata dalla svizzera Hupac, nel maggio 2017 ha avviato la valutazione di impatto ambientale e nei giorni scorsi ha depositato il progetto in Regione per la sua approvazione. Progetto e studio di impatto ambientale, curati dallo studio di architettura Gioia-Gibelli di Milano, elencano interventi tecnici e tempi necessari a realizzare l’opera. La variabile cardine riguarderà la bonifica dei 103 mila metri quadrati di area, che sono appena al di là del sito inquinato di interesse nazionale Caffaro (il limite è appunto la linea ferroviaria Brescia-Milano) oltre al disinnesco degli ordigni bellici. Le bonifiche inizieranno già nel gennaio 2019 per concludersi entro fine 2020. Poi dovrebbe partire la cantierizzazione vera e propria. Ma è la stessa Teralp a tracciare due scenari temporali: se tutto procedesse senza intoppi l’apertura dello scalo potrebbe già avvenire nel 2022, ma c’è anche uno scenario a «lungo termine», con l’apertura nel 2030.

 

L’iter burocratico si presenta quindi lungo e complesso, se si tiene conto che la scelta del centro intermodale di Brescia (così come quelli gemelli di Milano e Piacenza) risale al 2012, anno della dichiarazione d’intenti siglato tra l’allora ministro dello sviluppo Economico, Corrado Passera, e la consigliera federale svizzera, Doris Leuthard. Proprio la Svizzera, attenta all’impatto del traffico delle merci su gomma, si era mossa prima dell’apertura del nuovo traforo del San Gottardo (che ha dimezzato i tempi di percorrenza Milano-Zurigo a 2 ore e 40) cercando collaborazioni per favorire lo spostamento delle merci su «ferro». Il progetto «costituisce una grande opportunità per ridurre gli impatti a vasta scala per quanto riguarda il traffico e tutte le componenti ad esso collegate: aria e atmosfera, rumore, salute, paesaggio» si legge nello studio d’impatto ambientale.

 

Entrando nel dettaglio dell’intervento, l’idea è quella di raddoppiare dal primo anno la movimentazione delle merci (attualmente scesa sotto le 200mila tonnellate) per poter arrivare — a pieno regime — anche a 5 milioni di tonnellate l’anno. Il terminal funzionerà 24 ore al giorno dal lunedì al sabato (festivi esclusi): ci saranno 5 binari trasbordabili (in grado di caricare treni anche oltre i 750 metri) e altri tre binari di supporto. Tre le gru elettriche, che sostituiranno la gru diesel (inquinante). Ci sarà anche un edificio amministrativo da 223 metri quadri su tre piani, un magazzino (173 mq), un’area di sosta temporanea per i container. All’interno del terminale non avverrà in alcun caso carico o scarico di sostanze in forma sfusa, né di recipienti o colli.

 

Grande attenzione è stata posta alla raccolta delle acque meteoriche: quelle di prima pioggia (più inquinate) andranno in fognatura, le altre in una vasca di raccolta con tanto di fitodepurazione (l’azione di filtraggio è garantita dalle piante). Non ci sarà produzione di rifiuti mentre i proponenti garantiscono il rispetto dei parametri per l’inquinamento acustico. L’accesso alla piattaforma logistica avverrà da via Chiesanuova (che sfocia in via Orzinuovi, dopo il complesso dell’ex Pietra) che verrà riqualificata, insieme alle altre vie della zona. Punto di forza dello scalo infatti è la vicinanza (soli 2,5 km) al casello autostradale di Brescia Ovest. L’aspetto più delicato — che verrà approfondito nel progetto definitivo — sarà quello della bonifica degli ordigni bellici, dei manufatti esistenti ma anche una accurata analisi dei terreni: laddove verranno rilevati superi dei limiti di Pcb o diossine previste per le aree artigianali (5mila microgrammi/chilo per i Pcb, 100 nanogrammi per le diossine) scatterà la bonifica.

 

 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - BRESCIA

 

 

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