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25 Feb 2016

200 milioni nella logistica

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AMADORI

Amadori riparte con un maxi investimento.

 

Amadori riparte con un maxi investimento di 200 milioni in un quinquennio, di cui i primi 100 saranno investiti nei prossimi 24-30 mesi. Per non perdere l’appuntamento con il mercato, l’azienda ha un bisogno urgente di adottare le più moderne tecnologie per la lavorazione dei prodotti ad alto contenuto di servizio e per dotarsi di una logistica efficiente.

 

L’azienda ha avviato il primo stralcio di investimento di 45 milioni per la costruzione di una sala taglio delle carni per i prodotti elaborati: sarà pronta in ottobre e sorge all’interno dello stabilimento di Cesena. «È uno degli investimenti più importanti del gruppo - osserva Massimo Romani, nuovo ad di Amadori ed ex dg di Gsi - perchè punta dritto sui prodotti a maggior valore aggiunto. La sala taglio sarà all’avanguardia per sicurezza e automazione».

 

Il secondo maxi investimento di 50 milioni è la nuova piattaforma logistica, attualmente in fase di progettazione e realizzabile in 24 mesi.

 

«La sfida da vincere - aggiunge il manager - è l’estrema rapidità: la logistica è un fattore critico di successo. Se a Milano e hinterland ci sono operatori che hanno stressato la leva della velocità, consegnando, in un’ora o due, prodotti freschissimi al cliente finale, noi fornitori dobbiamo offrire una logistica, quasi del tutto automatizzata, per gestire i freschissimi».

 

Amadori è il secondo player italiano nel settore degli avicoli, con una quota di mercato dichiarata del 25%.

 

Il gruppo romagnolo conta su 4 incubatoi, 4 mangimifici e 6 stabilimenti di trasformazione. Nel 2014 la società Gesco ha realizzato un fatturato di 1,28 miliardi con 7.200 addetti. L’anno scorso i ricavi sono lievemente calati «a favore di un recupero dei margini» sottolinea Romani. Il bilancio 2014 di Gesco segnala un Ebitda di 8,2 milioni, un patrimonio di 28 milioni e una Pfn di 124 milioni. «In realtà Gesco è solo la società commerciale - precisa Romani. - Il sistema Amadori comprende l’intera filiera integrata, comprese le aziende agricole. Il patrimonio è sparso in più società».

 

Il piano industriale è in via di preparazione «ma già oggi sappiamo che l’azienda deve concentrarsi sui prodotti ad alto contenuto di servizi» (arrosti, panati, piatti) «e accelerare sull’export, dove oggi realizziamo appena l’8% del fatturato. Dobbiamo costituire una rete commerciale europea». Leggi tutta la notizia 

 

 

Fonte: IL SOLO 24 ORE

 

 

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