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15 Mar 2019

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Paese sottovalutata a livello europeo rispetto a quello che fa.

 

NAPOLI - «Sono napoletano e cerco di fare molto per la mia città. Se ho degli incarichi li accetto anche per portare lustro a Napoli, che amo e che non ho mai lasciato per scelta nonostante qualche proposta allettante di andare altrove. Vorrei tanto che la mia città riuscisse a superare le difficoltà che la attanagliano per far capire che qui ci sono tante professionalità valide e tante bellezze e patrimoni d’arte unico che dovremmo sfruttare molto di più». Di incarichi al momento ne ha parecchi Domenico De Crescenzo, visto che è presidente del consiglio territoriale della Campania e della Calabria, presidente della sezione doganale Fedespedi, coordinatore Confetra per il Mezzogiorno e vicepresidente Accsea. A 54 anni l’imprenditore è a capo dell’azienda di spedizioni doganali fondata nel 1935 dal nonno Domenico.

 

Con tutti questi incarichi sia a livello locale che nazionale come riesce a seguire tutto? «Con la passione che mi accompagna sempre. Anche durante il tel libero cerco di dedicarmi alle attività professionali non senza sacrifici, ma quando una cosa piace la stanchezza si supera».

 

Questo non è a scapito della sua azienda? 
«In alcuni momenti sicuramente sì, però quando sono presente cerco di compensare rimanendo più a lungo al lavoro e controllando quanti più documenti possibili.Ho infatti una buona organizzazione aziendale e tutti sanno che devono lasciarmi sulla scrivania le pratiche più spinose che devo sempre controllare».

 

Lei guida una società giunta alla terza generazione. Che effetto le fa? Sente maggiore responsabilità? 
«Certo mi sento più responsabile nei confronti del miei progenitori artefici dell’azienda di cui vado molto orgoglioso». 



Oggi con la globalizzazione stiamo assistendo alla nascita di aziende di sempre maggiori dimensioni, come vede il futuro del settore caratterizzato da tante piccole imprese magari a carattere familiare? Essere spedizioniere doganale significa avete una marcia in più? 
«È così e sicuramente nel corso degli anni assisteremo a un sempre maggior fenomeno di grosse aziende che fagociteranno le aziende più piccole. Però la specializzazione degli spedizionieri doganali non la si acquisisce in poco tempo e sono convinto che l’aggiornamento professionale, di cui sono un fautore quasi maniacale, possa sicuramente fare la differenza. Infatti, ci sono nicchie di mercato che sono destinate esclusivamente a conoscitori approfonditi della materia». 



A livello europeo le normative cambiano velocemente, l’ Italia è al passo o no? 
«L’Italia, forse sotto il profilo doganale, è il Paese più al passo con i tempi. Anzi, in alcuni casi, vedi custom decision, siamo stati il Paese pilota con non poche difficoltà. Anzi credo che l’ Italia sia sottovalutata a livello europeo rispetto a quello che fa». 


A che punto di operatività è lo sportello unico? 
«Lo sportello unico è un bambino che cresce ma non diventa mai adolescente. Speriamo di riuscirci, ormai dovremmo essere a buon punto». 



Come pensate di affrontare i problemi derivanti dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea in considerazione del fatto che i trasporti tra il nostro paese ed il mercato Inglese sono consistenti? 
«Non credo che la Brexit rappresenti per noi un problema, anzi la vedo come una nuova opportunità, soprattutto sotto il profilo doganale. Certo bisogna capire l’ impatto che avrà alle frontiere e come le dogane inglesi si adegueranno». 

 

È sempre la burocrazia il maggior ostacolo al decollo della portualità ed il freno alla competitività? 
«Questo è un tasto dolente che purtroppo da svariati anni, non riusciamo a debellare. La burocrazia siamo tutti noi, anche perché ci abituiamo a volte a uno Stato che non va. Purtroppo, rispetto ai Paesi del Nord Europa - e l’ho verificato di persona - siamo indietro di 30 anni. Vedo ancora lontana la semplificazione soprattutto nella pubblica amministrazione. Se almeno si armonizzassero gli orari degli uffici sarebbe già un bel risultato...». Leggi tutta la notizia

 

 

Fonte: THE MEDI TELEGRAPH

 

 

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