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26 Nov 2020

Senza i big, emergono i piccoli

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RILANCIO_LOGISTICA

Il 90% delle imprese conta meno di 5 milioni di fatturato e 9 addetti.

 

La logistica, pur con forti perdite di volumi di traffico, non si è mai fermata durante il lockdown e ha così dimostrato, nei fatti, il suo ruolo di infrastruttura strategica, per il sistema economico e la tenuta sociale. Quasi 100mila imprese, 1,5 milioni di addetti, 85 miliardi di fatturato nel 2019: il 9% del Pil nazionale. L’architettura connettiva e l’ingegneria organizzativa del sistema economico nazionale: terminalisti portuali, interporti, operatori ferroviari merci, autotrasportatori, magazzini logistici, centri di distribuzione, corrieri, operatori postali, spedizionieri, doganalisti, operatori del cargo aereo, handler. Una lunghissima e complessa catena di imprese e professionalità, tutte interrelate tra loro, che ogni giorno ha garantito e garantisce, anche in piena crisi sanitaria, consumi, distribuzione, approvvigionamento, import, export. Ciò, tanto ai consumatori finali, cittadini e famiglie, quanto alle aziende produttrici di ogni comparto, dalla siderurgia all’agricoltura.

 

Il problema è che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono piccole imprese, dei pesi piuma se paragonati ai pesi massimi presenti nell’arena globale. Circa il 90% delle imprese logistiche nazionali, sono micro o piccole realtà, con meno di 5 milioni di fatturato e 9 addetti. Imprese spesso sottocapitalizzate e che non hanno la forza né le possibilità materiali di investire massicciamente nella trasformazione digitale, nella formazione, nel 5G, negli smart data, nell’internazionalizzazione, nei centri di competenze, nell’automazione, nell’intelligenza artificiale, nella tecnologia blockchain. Siamo l’unico Paese europeo a non avere campioni nazionali in ambito logistico: si pensi al confronto con la Germania, che con Eurokai Contship, Dhl, Hapag Lloyd, Lufthansa Cargo e Db Shenken presidia l’approvvigionamento e l’export di merci e mercati strategici via porti, mare, terra, gomma, ferro. Pensiamo alle imprese francesi (Cma Cgm), danesi (Maersk), cinesi (Cosco). Dice Ivano Russo, direttore di Confetra: «Rischiamo una industria logistica nazionale relegata ai margini del futuro, e nella migliore delle ipotesi, fornitrice o subfornitrice di servizi a basso valore aggiunto». Opinione condivisa da Marcello Minenna, direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: «Nel settore delle importazioni, la filiera logistica è tutto sommato integrata, ma non va bene che nella fase delle esportazioni il 70% non lo sia. Non ci sono campioni nazionali in grado di intercettare la merce in uscita. In altri termini, vengono a prendersi le merci presso le nostre strutture di trasformazione e distribuzione soggetti che, nella quasi totalità dei casi, non sono nazionali». Per questa ragione le imprese logistiche italiane vanno aiutate a crescere e a consolidarsi. Confetra, nell’assemblea pubblica, che si è svolta lo scorso settembre in modalità digitale, ha lanciato l’idea di una Servizi 4.0, un provvedimento gemello di Industria 4.0, che aiuti il comparto a crescere.

 

Osserva Thomas Baumgartner, presidente di Anita (Confindustria): «Da troppi anni in Italia manca una visione chiara sul nostro ruolo. Da sempre si parla di infrastrutture, porti, interporti, ferrovie e autostrade del mare, ma poco della funzione della logistica. Da troppi anni, anche la committenza, invece di considerare il settore come portatore di valore aggiunto alla propria attività produttiva o commerciale, lo vede come mero costo da abbattere».

 

Una grande opportunità per imprimere una svolta al settore e imboccare la via della creazione di campioni nazionali della logistica è offerta dalla nuova Alitalia, che potrebbe finalmente assumere il ruolo di compagnia aerea di riferimento per il trasporto delle merci italiane nel mondo. Leggi tutta la notizia

 

Fonte: IL SOLE 24 ORE

 

 

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